COMUNICATO STAMPA
Tutto sembra perduto se si arriva a uccidere i neonati nella culla, a sparare missili sugli ospedali, ad amare la morte più della vita. Cosa si può fare? Sabato 28 ottobre a Milano dialogo con il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini.
Il cardinale Pizzaballa, intervistato dal giornalista Giancarlo Giojelli, parteciperà in videoconferenza all’iniziativa promossa da associazione culturale Esserci, Pro Terra Sancta, Associazione Italiana Centri Culturali, Centro Francescano Rosetum e rivista Tempi. L’appuntamento è per le ore 16 di sabato 28 ottobre presso il Teatro Rosetum di via Pisanello 1 – Milano. “In spem contra spem. La presenza cristiana in Terra Santa oggi”: questo il titolo dell’incontro che l’avrà come protagonista, in questi momenti drammatici del conflitto tra Israele ed Hamas. Il Patriarca dei Latini qualche giorno fa ha inviato a tutta la sua diocesi una lettera per implorare la pace, una pace che abbia finalmente solide fondamenta. E afferma con forza che «La parola di Gesù è un incoraggiamento. Non dice che vincerà, ma che ha già vinto». Anche di questo si dialogherà sabato pomeriggio.
“Stiamo attraversando – scrive nella lettera il porporato – uno dei periodi più difficili e dolorosi della nostra storia recente. Da ormai più di due settimane siamo stati inondati da immagini di orrore, che hanno risvegliato traumi antichi, aperto nuove ferite, e fatto esplodere dentro tutti noi dolore, frustrazione e rabbia. Molto sembra parlare di morte e di odio senza fine. Tanti perché si accavallano nella nostra mente, facendo aumentare così il nostro senso di smarrimento”
“La coscienza e il dovere morale – continua Pizzaballa – mi impongono di affermare con chiarezza che quanto è avvenuto il 7 ottobre scorso nel sud di Israele non è in alcun modo ammissibile e non possiamo non condannarlo. Non ci sono ragioni per una atrocità del genere. Si, abbiamo il dovere di affermarlo e denunciarlo. Il ricorso alla violenza non è compatibile col Vangelo, e non conduce alla pace… La stessa coscienza, tuttavia, con un grande peso sul cuore, mi porta oggi ad affermare con altrettanta chiarezza che questo nuovo ciclo di violenza ha portato a Gaza oltre cinquemila morti, tra cui molte donne e bambini, decine di migliaia di feriti, quartieri rasi al suolo, mancanza di medicinali, acqua, e beni di prima necessità per oltre due milioni di persone. Sono tragedie che non sono comprensibili e che abbiamo il dovere di denunciare e condannare senza riserve… È solo ponendo fine a decenni di occupazione, e alle sue tragiche conseguenze, e dando una chiara e sicura prospettiva nazionale al popolo palestinese che si potrà avviare un serio processo di pace. Se non si risolverà questo problema alla sua radice, non ci sarà mai la stabilità che tutti auspichiamo”.
“Ma non posso vivere questo tempo estremamente doloroso – aggiunge il cardinale – senza rivolgere lo sguardo verso l’Alto, senza guardare a Cristo, senza che la fede illumini il mio, il nostro sguardo su quanto stiamo vivendo, senza rivolgere a Dio il nostro pensiero. Abbiamo bisogno di una Parola che ci accompagni, ci consoli e ci incoraggi. Ne abbiamo bisogno come l’aria che respiriamo.
‘Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate co-raggio: io ho vinto il mondo!’ (Gv 16,33)
Ma questa ultima parola di Gesù è un incoraggiamento. Non dice che vincerà, ma che ha già vinto. Anche nel dramma che verrà, i discepoli potranno avere pace. Non si tratta di una pace irenica campata in aria, né di rassegnazione al fatto che il mondo è malvagio e che non possiamo fare nulla per cambiarlo. Ma di avere la certezza che proprio dentro tutta questa malvagità, Gesù ha vinto… È su questo che si gioca la nostra fede oggi. Gesù in quel versetto parla giustamente di coraggio. Una pace così, un amore così, richiedono un grande coraggio”.
“Avere il coraggio dell’amore e della pace qui, oggi – conclude Pizzaballa –, significa non permettere che odio, vendetta, rabbia e dolore occupino tutto lo spazio del nostro cuore, dei nostri discorsi, del nostro pensare. Significa impegnarsi personalmente per la giustizia, essere capaci di affermare e denunciare la verità dolorosa delle ingiustizie e del male che ci circonda, senza però che questo inquini le nostre relazioni. Significa impegnarsi, essere convinti che valga ancora la pena di fare tutto il possibile per la pace, la giustizia, l’uguaglianza e la riconciliazione. Il nostro parlare non deve essere pieno di morte e porte chiuse. Al contrario, le nostre parole devono essere creative, dare vita, creare prospettive, aprire orizzonti… Io voglio, noi vogliamo essere parte di questo nuovo ordine inaugurato da Cristo. Vogliamo chiedere a Dio quel coraggio. Vogliamo essere vittoriosi sul mondo, assumendo su di noi quella stessa Croce, che è anche nostra, fatta di dolore e di amore, di verità e di paura, di ingiustizia e di dono, di grido e di perdono”.
Milano, 26 ottobre 2023
Associazione Culturale ESSERCI per ESSERE

